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Molecole naturali e anticorpi intelligenti: la frontiera della terapia mirata

Nell’ambito del progetto Interreg Italia-Svizzera R&D ABITI il 24 febbraio, alla Fondazione Novara Sviluppo, si è svolto l’incontro “Dalla natura alla cura: percorsi innovativi di ricerca", un momento di approfondimento scientifico dedicato al ruolo della natura come fonte di molecole e di idee per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.

Protagonista dell’incontro è stato il professor Alberto Minassi, docente del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università del Piemonte Orientale, che ha illustrato come l’osservazione dei fenomeni naturali possa tradursi in innovazione farmacologica.

Dalla curiosità scientifica nascono spesso le intuizioni più rilevanti. È il caso di comportamenti apparentemente insoliti nel mondo animale — come quello del panda gigante che si rotola nel letame di cavallo per attenuare la percezione del freddo grazie a sostanze capaci di inibire specifici recettori — fino ai grandi esempi della farmacologia moderna: il Paclitaxel, antitumorale derivato dal tasso, e l’Artemisinin, principio attivo antimalarico ottenuto studiando l’Artemisia.

Le piante, in particolare, rappresentano veri e propri laboratori chimici avanzati: non potendo muoversi, hanno sviluppato nel tempo sofisticate strategie molecolari di difesa e adattamento.

In questo filone si inserisce l’attività di ricerca sulla curcumina, principio attivo della Curcuma longa, studiata dal gruppo di ricerca del professor Minassi per le sue proprietà fluorescenti. Tali caratteristiche hanno consentito lo sviluppo di sonde atossiche capaci di “illuminare” selettivamente le cellule tumorali, aprendo prospettive significative nell’ambito della diagnosi e della chirurgia oncologica.

Questo approccio si integra pienamente con gli obiettivi di R&D ABITI: sviluppare anticorpi e nanobody altamente selettivi contro specifici bersagli molecolari nei tumori della prostata e del colon-retto, con l’obiettivo di veicolare in modo mirato molecole diagnostiche o terapeutiche.

L’architettura modulare — anticorpo (o nanobody), linker, farmaco o sonda — consente di progettare sistemi in grado di riconoscere con precisione le cellule tumorali, migliorando l’efficacia dell’intervento e riducendo gli effetti collaterali.

L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per ribadire come la ricerca di base, alimentata dalla curiosità e dall’osservazione della natura, sia il primo passo per costruire soluzioni innovative capaci di generare un impatto concreto in ambito clinico.

Il progetto R&D ABITI continua a lavorare in questa direzione, promuovendo collaborazione scientifica transfrontaliera e trasferimento tecnologico tra laboratorio e applicazione terapeutica.

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